Nonostante il Governo parli attraverso di ripresa economica, di imminente uscita dalla crisi, i dati Istat delineano chiaramente invece il preoccupante stato di malessere in cui versa, per chissà quanto tempo ancora, l´ Italia, e di come le previsioni ottimistiche, lungi dal rappresentare la realtà, hanno invece meri scopi propagandistici.
Dai dati Istat relativi al periodo ottobre 2008-settembre 2009 emerge infatti un calo del potere d´acquisto delle famiglie ( l’1,6 per cento ) ed un conseguente calo dei consumi dall´abbigliamento fino all´alimentare, i consumi infatti sono calati dell’1,5% e la propensione al risparmio dello 0,4%.
Federconsumatori e Adusbef hanno analizzato l´andamento della riduzione di spesa ´´Dallo studio - osservano le due associazioni - si evince che i settori maggiormente colpiti sono essenzialmente quello dell´abbigliamento e delle calzature, delle automobili e dei beni e servizi correlati (quali i carburanti) e dell´arredamento. Significativi sono, inoltre, i dati relativi sia al settore alimentare, che registra una diminuzione nonostante la sua caratteristica di anelasticita´; sia quelli del comparto dell´elettronica di consumo, un settore da sempre in aumento, anche in momenti di difficolta´, che ora, per la prima volta, si trova in sofferenza´´. Nelle famiglie colpite da cassa integrazione, la riduzione di spesa riguarda anche la salute. Da qui la richiesta delle due associazioni di misure di sostegno soprattutto per le famiglie a reddito fisso e i nuclei meno abbienti.
La crisi economica è costata alle famiglie italiane di riduzione del loro potere d’acquisto.
L’attenzione ai consumi, dunque, non è più caratteristica di un Paese morigerato, bensì il segno di una sofferenza che sempre secondo l’Istat coinvolge anche le imprese che hanno registrato una diminuzione della loro quota di profitto dello 0,3% su base congiunturale e del 2% rispetto al 2008.
Segno di quanto la crisi ancora morda sulle nostre tasche e la paura spinga molti a mettere i soldi sotto al materasso.
E´ un popolo di formichine impaurite quello disegnato dall’istituto di statistica nell’ultima rilevazione trimestrale “Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle societa”: ad una contrazione del reddito disponibile dello 0,4% nel terzo trimestre 2009 risponde con una contrazione dei consumi e degli investimenti ancora maggiore aumentando quindi la quota di risparmio morto, che tiene ferme risorse vitali per il sistema cresciuto dello 0,2% in più rispetto al trimestre precedente e +0,4% rispetto al 2008. Risparmio come detto non legato ad investimenti che calano che nel terzo trimestre 2009 dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2008.
«Alla luce di tale scenario - sostiene Elio Lannutti, Presidente di Adusbef per il quale i dati Istat sono addirittura sottostimati - è evidente l’urgenza di intervenire attraverso una detassazione del reddito fisso, da lavoro e da pensione, per almeno 1200 euro annui».
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