Il ruolo dello Stato e dei cittadini nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata
Incontro con GIOVANNI IMPASTATO
Era il 9 maggio 1978 quando un giovane militante di sinistra, di nome Peppino Impastato, fu ucciso dalla mafia per aver osato combatterla. Da allora sono passati più di 30 anni, tanto è stato fatto, ancora molto c´è da fare. Per ricordare l´esempio di quell´uomo eroico vi sono stati due momenti importanti nella città di Bari: il primo si è tenuto presso la sala del teatro dell´Istituto Margherita il 18 novembre 2010, il secondo presso l´Aula consiglio dell´Ordine degli Avvocati del Tribunale di Bari il 19 novembre 2010. Per affrontare il tema mafia, da sempre insito nella cultura italiana ma non solo, ecco le importanti testimonianze di Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato vittima di mafia), Michele Emiliano (Sindaco di Bari ed ex magistrato), Massimo Melpignano (Avvocato e Vicepresidente Adusbef Puglia), Marco Guida (Presidente Associazione Nazionale Magistrati di Bari), Emmanuele Virgintino (Presidente dell´Ordine degli Avvocati di Bari).
GIOVANNI IMPASTATO - Peppino era una presenza scomoda. Era riuscito a mettere in difficoltà i potenti mafiosi, per molteplici aspetti. Uno di questi era proprio l´appartenenza di sangue alla mafia, perchè la nostra famiglia era mafiosa. L´altra arma che Peppino usava in modo più che efficace era l´ironia, attraverso le radio libere come ´Onda Pazza´, passando per gli articoli sui giornali fino alla candidatura in consiglio comunale con Democrazia Proletaria. L´abilità di mio fratello era quella di prendere in giro i mafiosi considerati intoccabili, di parlare di legalità, di tutela dell´ambiente, cosa assolutamente non considerata in quei tempi. Ci dissero che Peppino si era fatto esplodere sui binari della ferrovia, accusandolo di terrorismo. Ma sapevamo che questa non era la verità, anzi, l´unica verità è che magistratura e forze dell´ordine erano conniventi e coprivano la mafia stessa per quell´episodio. Quando mia madre ebbe la triste notizia della morte di mio fratello, dopo il forte dolore, chiese giustizia. Furono anni terribili per noi, ma alcuni giudici e avvocati vollero andare fino in fondo alla faccenda, e grazie a loro ottenemmo giustizia quando l´assassinio di mio fratello fu attribuito alla mafia. Ma c´è un triste fatto: tutte quelle persone oneste che ci aiutarono oggi sono morte, mentre alcuni di coloro che ostacolarono le indagini tentando di insabbiare tutto, oggi sono all´apice della carriera, fino ad arrivare in Cassazione. La mafia va combattuta giorno per giorno, perchè è radicata in ognuno di noi. La peggior cosa che si possa fare è rassegnarsi, pensare “il mondo va così”. Questo è sbagliato. E soprattutto, ancor prima di pensare al rispetto della legalità intesa come leggi, occorre pensare al rispetto dell´uomo. I mafiosi non sono dei marziani, sono persone normali e possono dunque essere sconfitti. La disobbedienza civile credo sia un´arma straordinaria: mi vengono in mente Martin Luther King, Gahndi, mio fratello Peppino: persone che hanno dato un grande esempio di civiltà e al tempo stesso di lotta per i diritti umani.
MICHELE EMILIANO - La mafia è un problema innegabile e profondo dell´Italia. Siamo un popolo di mafiosi, ma per fortuna anche di antimafiosi. La storia di Peppino Impastato è assolutamente straordinaria, perchè ha mostrato la via per affrontare uno stile di vita terribile insito in ognuno di noi a diversi livelli. Oggi si parla infatti di “mafie”, perchè non esiste soltanto quella legata a ´Cosa Nostra´, ma ogni regione del Paese ne ha una propria, differente ma al tempo stesso molto simile. Ecco che dunque l´antimafia sociale appare come la migliore arma per combattere e sconfiggere il fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso, ma per farlo è necessario il supporto dello Stato e della legalità.
MASSIMO MELPIGNANO - Un dibattito come quello sulla mafia è un incontro che deve continuare, perchè il microfono con cui parlò Peppino dalle radio, lo stesso con cui abbiamo parlato oggi, deve passare al prossimo. Peppino non ebbe armi tranne quella, ma proprio con essa sferrò un violento attacco alla mafia. Si era al tempo delle radio libere, oggi ci sono i social network, internet, strumenti ancor più potenti. Come avvocato e rappresentante dell´Adusbef ho fatto una scelta di campo, difendendo i consumatori, ma mi piace dire che prima ancora sono un cives. Avvocati e magistrati siamo una grande squadra che lotta per la legalità in questo Stato e per difendere i diritti dei cittadini. I giorni che ho passato con Giovanni Impastato, l´Associazione Nazionale Magistrati e i tanti giovani presenti hanno sprigionato uno tsunami di energia positiva, un´esondazione di legalità che abbiamo ricevuto prima ancora che dato. Sono sicuro che tanti ragazzi sapranno cogliere l´esempio di Giovanni e Peppino Impastato, portando il loro forte messaggio nel mondo.
MARCO GUIDA – Peppino Impastato è stato una voce importantissima in un momento storico terribile dell´Italia, a costo della sua stessa vita. Serve continuare a parlare, serve alzare la voce. Dobbiamo dire ai giovani di urlare e non cedere alla pressione mafiosa. La lotta alla mafia la portiamo avanti noi magistrati, le forze dell´ordine, ma ancor di più la porta avanti ognuno di noi nel suo piccolo, quando non accetta imposizioni di quel genere.
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